Vi racconto adesso un episodio realmente accaduto, ma qui riportato come caso emblematico e astratto.

Una paziente fa una ricerca online di uno psicoterapeuta tramite il portale di Psicoterapia Aperta. Nonostante che questo collega contattato dichiari nella propria scheda di essere saturo di tariffe agevolate, quindi indisponibile, la paziente ribadisce la volontà di incontrarlo ugualmente in quanto le risulta comodo perché vicino casa e dichiarandosi disponibile e corrispondere una tariffa non necessariamente agevolata. La tariffa concordata sarà poi proporzionata e accessibile ma non agevolata.

Durante il colloquio emerge un precedente recente tentativo di intraprendere un percorso motivato da una certa urgenza. La paziente racconta che quest'altro terapeuta era stato segnalato da persona di fiducia solo che la sua tariffa, di120 €, era risultata di tutta evidenza irraggiungibile per questa persona la quale svolge un lavoro precario e non è di famiglia particolarmente agiata. Da qui la ricerca online e la sorpresa di incontrare il sito di Psicoterapia Aperta e di conseguenza il nuovo terapeuta.

Ci troviamo di fronte al frequente caso di “tariffa respingente”, una tariffa molto alta, di fatto inaccessibile al 90% della popolazione, stabilita a priori e fissa e uguale per tutti, non commisurabile alle possibilità reali del paziente, il quale si vede costretto a ricominciare la ricerca nonostante sia stata indirizzata da persona di fiducia.

Poco male, si potrebbe dire, vista la varietà dell'offerta di mercato e in questo mercato grazie al cielo esiste finalmente Psicoterapia Aperta. Certo, poco male, se non fosse che questo caso emblematico solleva non poche riflessioni, politiche e deontologiche.

Mettiamo in chiaro una cosa: i liberi professionisti non sono crocerossine che corrono in soccorso delle inadempienze del servizio pubblico. Se hanno scelto la libera professione, si sono sobbarcati di fatiche e rischi di una certa entità e quindi, mediamente. si attendono di raccogliere i frutti di questa fatica. Se poi hanno molti anni di esperienza, sono realmente molto bravi e hanno costi di gestione elevati, la loro tariffa non può essere troppo popolare. I liberi professionisti però, allo stesso tempo, esercitano la professione ricevendo un mandato sociale anche quando la svolgono privatamente.

Il successo di un'iniziativa politica come quella di Psicoterapia Aperta con il numero crescente di adesioni di colleghi (dopo soli 5 mesi dalla sua nascita) con oltre 500 iscritti, 50 associazioni e il passaparola ai cittadini che cominciano a chiamare i colleghi per prenotare incontri e psicoterapie, dipende essenzialmente dal fatto che il servizio che noi stiamo offrendo a tariffe più accessibili è un servizio ESSENZIALE.

Essenziale vuol dire che non se ne può fare a meno e che non è possibile privarsene. A questo crediamo fermamente noi che lo prestiamo, i pazienti che lo richiedono e soprattutto il Servizio Sanitario Nazionale che lo ha inserito dei Livelli Essenziali di Assistenza. Salvo poi renderlo di fatto inaccessibile per mille motivi che conosciamo.

Ma siamo proprio sicuri che tutti i nostri colleghi pensino di fornire prestazioni essenziali? Più di qualche dubbio mi assale e secondo me per molti non è affatto così.

Ma andiamo con ordine e proviamo a seguire questo flusso di considerazioni.

Una professione che esercita un servizio essenziale per la comunità lo svolge quindi ricevendo da essa un mandato sociale. In sostanza la comunità dei cittadini delega alla comunità professionale lo svolgimento di una serie di interventi e servizi ineludibili attendendosi da essa preparazione e onestà e soprattutto risultati. La comunità professionale ha (avrebbe) dunque il dovere di resocontare alla comunità allargata dell'esito di tale delega non solo laddove operi all'interno di strutture pubbliche, ma anche nel privato.

Questi passaggi non sono però evidentemente troppo chiari per alcuni nostri colleghi, che si rappresentano questo lavoro in una chiave totalmente mercatistica nonché privatistica e riformulano la propria presenza professionale a partire dalla totale negazione di ogni mandato sociale, ricevendo mandato ad agire unicamente dal proprio cliente pagante.

La nascita di Psicoterapia Aperta ha scoperchiato non solo il tema del diritto alla cura psicologica e dell'inaccessibilità di fatto ad essa, ma ha anche scoperchiato un sopito conflitto interno nella nostra professione che riguarda esattamente questo gap culturale. Tra chi, partendo dall'idea dell'essenzialità del nostro lavoro per il singolo e per la società, si assume sempre e comunque una responsabilità sociale anche se svolta privatamente, e chi invece questa responsabilità la declina in termini esclusivamente privatistici e la pensa gestibile unicamente nella transazione economica con il singolo paziente assumendo da lui e non da un mandato sociale, la delega esclusiva ad agire.

Va da sé che nel secondo caso sia l'essenzialità che la responsabilità sociale di un atto professionale vengono completamente ignorate e quella prestazione e la sua tariffa vengono valutate nella transazione privata tra professionista e paziente. Sono loro che ri-valutano privatamente, in termini esclusivamente monetari, senso e valore di quella prestazione misurandola secondo criteri di mercato. Criteri che di fatto sostituiscono in toto l'attribuzione sociale e politica di quella prestazione.

Come per gli interventi medici performativi ed estetici, come per il mercato del lusso, dell'arte, del collezionismo, il costo di una transazione tra psicoterapeuta e paziente non solo prescinde dalla sua essenzialità, ma coincide con il suo valore intrinseco stabilito da piccole minoranze estemporanee che utilizzano criteri mercatistici.

Se nel nostro mondo i criteri inessenziali del mercato riescono a fagocitare i criteri di essenzialità pubblica e gli psicologi, i medici pubblici, e tante altre funzioni sociali essenziali, ma ancora più clamorosamente i docenti di scuola che gestiscono responsabilità enormi in termini sociali, non sono socialmente riconosciuti come essenziali e quindi valorizzati per questo, l'imbarazzo e la dissonanza etica aumentano a dismisura.

Il libero mercato è un valore nella società nella misura in cui è realmente libero, cioè lascia liberi tutti di accedere ai servizi essenziali e non colonizza tutta la nostra vita con criteri estranei al bene pubblico. Altrimenti, se restringe le libertà di tanti, è semplicemente un grande inganno.