Malessere diffuso, quali risposte?

l'origine del disagio talvolta affonda le proprie origini all'interno dei cambiamenti delle strutture sociali

Matteo Bessone

“Senza un lavoro stabile non c’è prospettiva, famiglia, figli. Non è possibile che il 20% degli italiani usi psicofarmaci, spesso per precarietà incertezza, mancanza di speranza fiducia, prospettive”, ha affermato il Ministro dell’Interno meno di due settimane fa.

La notizia è stata subito disconfermata da alcune agenzie di fact-checking: il 16%(IPSAD, 2014) della popolazione residente in Italia assume uno psicofarmaco almeno una volta nel corso dell’anno ed è necessario sottolineare che all’interno di questa percentuale vengono conteggiati anche i sonniferi.

La dichiarazione però contiene in sè due verità. La prima è che, anche se sarebbe scientificamente scorretto imputare la totalità della sofferenza alle condizioni socioeconomiche, sarebbe ancor più inesatto negare che siano moltissimi gli individui e le famiglie le cui condizioni sociali ed economiche hanno alimentato un senso di insicurezza e un’assenza reale di reali prospettive che si manifesta in sentimenti simili alla perdita di senso e di fiducia tipica dell’esperienza depressiva. Insomma un buon motivo per non dormire sonni tranquilli sembra esserci, eccome.

La seconda verità sottesa all’affermazione da cui siamo partiti ci parla invece di un implicito sotteso alla nostra cultura della salute, che qui intendiamo come insieme di norme, valori e consuetudini condivise tra i membri di una comunità che regolano il rapporto con il benessere e il malessere, con la salute e la malattia. Possibile che i cittadini che non dormono sonni tranquilli non vedano altra soluzione che assumere sonniferi? Certamente i progressi degli psicofarmaci hanno storicamente giocato un ruolo importante per moltissime persone, tuttavia sono ormai sempre di più i medici a sottolineare il pericolo per le condizioni di salute dei cittadini legato ad un utilizzo fai-da-te di molti farmaci, anche psicotropi. Ne rappresentano un esempio lampante i Farma Party a base di psicofarmaci ormai tragicamente diffusi negli USA. Tale preoccupante tendenza è stata alimentata da un paradigma biomedico che ha massicciamente coinvolto tutti i servizi sanitari, compresi quelli di salute mentale e che ha modificato profondamente l’atteggiamento dei cittadini nei confronti del proprio benessere e della propria salute.

Come suggerisce l’analisi della Rete Sostenibilità e Salute, oggi purtroppo le terapie psicologiche sono fortemente sottoutilizzate all’interno dei servizi di salute mentale ampiamente sottofinanziati rispetto alla quota del 5% del Fondo Sanitario Regionale prevista dalla conferenza Stato Regioni del 2001. Come sottolinea il presidente della SIEP (Società Italiana di Epidemiologica Psichiatrica), la riduzione delle risorse destinate ai servizi di salute mentale concorre alla creazione di servizi dove prescrivere farmaci rischia di essere tra le poche -se non l’unica- opzione terapeutica disponibile (Starace 2018). E oltre all’inappropriatezza prescrittiva, anche laddove ci si avvicini ai finanziamenti necessari per un funzionamento sufficientemente buono dei servizi, “l’allocazione delle risorse disponibili, sbilanciata verso la componente ospedaliera e residenziale degli interventi, rispetto alla componente domiciliare e territoriale, determina inappropriatezza organizzativa con ripercussioni su efficacia, accessibilità e sostenibilità dei servizi”.

Le poche risorse disponibili vengono destinate per i pazienti più gravi con politiche di cura raramente orientate ad una piena recovery.

Molti cittadini, come è noto, non riescono ad accedere alle cure di cui avrebbero bisogno e delle quali avrebbero diritto. Sembrano mancare le risorse economiche e la volontà di promuovere politiche e pratiche di prevenzione e promozione della salute mentale. Pur se in misura variabile da regione in regione, la sofferenza sembra venir accolta dai servizi in misura proporzionale alla sua intensità. Così se la gravità non è tale da oltrepassare la soglia che permette ai servizi di accoglierla, questa rimane liberamente circolante, senza approdo, senza rete.

Come abbiamo visto, l’origine del disagio talvolta affonda le proprie origini all’interno dei cambiamenti delle strutture sociali e, con sempre maggior frequenza, medici e cittadini sono culturalmente portati a cercare per questo un rassicurante quanto immediato rimedio.

E’ proprio a partire dalle strutture sociali che il progetto Psicoterapia Aperta vuole ripartire, provando a ricostruire una parte di quel tessuto sociale la cui disgragazione è sotto gli occhi di tutti. Tale ricostruzione vuole avere una funzione protettiva, salutogenica e preventiva sopratutto nei confronti di coloro i quali si trovano a non avere i mezzi per potersi pre-occupare per sè ovvero occupare di sè prima che il precipitare degli eventi lo imponga.


L’intento è duplice: da una parte fornire a chi si trova in condizioni di effettivo svantaggio sociale e di salute un’opportunità grazie a cui acquisire sia fiducia in una comunità attenta ai suoi bisogni che consapevolezza delle motivazioni profonde del proprio soffrire e, dall’altra, testimoniare il valore sia sociale che clinico della nostra funzione in modo che questo possa essere maggiormente riconosciuto, anche a livello istituzionale.

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Ho fatto un percorso di psicoterapia con la dottoressa Oggioni. Da subito è entrata in sintonia con me. Con tanta professionalità e gentilezza, mi ha aiutata a scoprire ed approfondire alcuni aspetti del mio carattere che mi portavano insoddisfazione. Sono riuscita a prenderne consapevolezza e ad accettarli. Grazie alla dottoressa, sono cambiata e sono molto più serena! Grazie! Un grazie infinite anche a questa rete che mette a disposizione un servizio così prezioso in modo accessibile a tutti

Laura

Grazie per questa opportunita’ unica. Avevo necessita’ di trovare un psicoterapeuta per intraprendere un percorso e grazie a voi penso di aver trovato quello giusto, nonostante le risorse non mi permettessero tariffe normali. Ho consigliato il sito agli amici. Molto positivo poter leggere le schede degli aderenti on line. Grazie ancora ! Cristina

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